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Vi sono settori lavorativi in cui è fondamentale fornire la massima garanzia di autenticità alla documentazione fotografica. Il settore giudiziario, in cui lavoro da molti anni, il settore della ricerca scientifica e dell’informazione giornalistica, hanno in comune l’esigenza di produrre e pubblicare immagini sicure, fedeli al concetto di “riproduzione della realtà”, pur nei limiti del mezzo meccanico, ma al riparo da qualsiasi contestazione.  Non è un’ impresa difficile, è questione di tecnica fotografica  e di qualche piccolo accessorio.

Basandomi sulla mia esperienza diretta, ho sviluppato alcune linee guida che dovrebbero garantire la produzione di fotografie sicure, certificate, georeferenziate, per fornire informazioni univoche, non interpretabili in altra maniera ed immuni da qualsiasi sospetto. 

1- Usare l’autenticazione del file fotografico (ad es. con Nikon Authentication Software oppure Canon OSKE3), che evidenzia se ci sono state alterazioni dopo lo scatto, sia dell’immagine che dei metadati. Io uso una Nikon D700 che contiene nel menù, come altre fotocamere Nikon, la dicitura “Autenticazione”. Chi verifica le fotografie deve avere l’apposito software di autenticazione installato sul PC e una chiavetta USB di accesso che serve a sbloccare e utilizzare il programma. Questo non esclude che la fotografia, di per se autenticata e priva di alterazioni, sia frutto di una stage photography, o sia pubblicata con false informazioni correlate, o sia la riproduzione di una stampa fraudolenta tramite fotocamera su stativo. Ma gli accorgimenti che elenco di seguito, integrano il software di autenticazione ed escludono ogni possibilità di falsificazione della realtà. Si tenga presente che dal 2010 il sito http://www.elcomsoft.com ha dimostrato di poter autenticare file immagine non originali: vi rimando alla lettura dell’articolo di questo blog “Violati i software di autenticazione di Nikon e Canon, una tragedia per la fotografia scientifica e giudiziaria.” Dopo aver contattato Canon Italia e Nital ho appreso che Canon non commercializza più il suo sistema di autenticazione (Canon OSKE3), mentre Nikon lo ha mantenuto in listino, considerando il software un primo livello di sicurezza, benchè non sia una soluzione “assoluta”. Faccio un semplice esempio: se in città circola il migliore ladro del mondo, in grado di aprire qualsiasi cassaforte, non è comunque prudente rinumciare ad una protezione e tenere i propri gioielli sopra un tavolo, alla portata di tutti. In ogni caso è meglio avere una cassaforte, perchè non è detto che a casa vostra entri il miglior ladro del mondo e poi, se ben nascosta, può darsi che il migliore dei ladri, semplicemente, non la trovi. Per questo motivo, il software di autenticazione, anche se violabile da pochissimi e abili tecnici informatici, costitisce un primo livello di icurezza, che impedisce alla maggior parte dei truffatori di manipolare il file.

2- Usare il GPS (io uso il GP1 di Nikon) che geo-referenzia l’immagine e registra i dati UTC (Universal Time Code), più sicuri rispetto alla data e l’ora decise e inserite arbitrariamente dal fotografo dal menù della sua fotocamera. Indicare per iscritto, in un documento allegato alle fotografie, il luogo in cui sono stati eseguiti gli scatti, ad esempio lo studio di un avvocato o un ufficio giudiziario. Questi dati integrano i dati del GPS della fotocamera. Attenzione al fatto che in alcuni ambienti chiusi il GPS talvolta non funziona. Rimangono comunque data e ora impostate sulla fotocamera, ma è meglio ingegnarsi per agganciare il segnale del GPS.

3- Non limitarsi, se possibile, nel numero di scatti. Un soggetto importante va anche contestualizzato con scatti dell’ambiente in cui è stata fatta la documentazione fotografica. Fotografate lo stesso soggetto con angolature diverse. Soprattutto in caso di soggetti umani, oltre la figura intera, riprendete il volto da più lati e insistete nei particolari, renderà agevole un eventuale confronto fisionomico. Il fatto di avere a disposizione una decina di scatti dello stesso evento, con gli stessi soggetti, favorisce molto il giudizio di autenticità. Un falsario riesce ad aggiungere un volto ad una foto di gruppo, ma è estremamente complicato inserire lo stesso volto in 10 scatti dello stesso evento, ripreso con angolature diverse.  In ambiente giudiziario sono solito eseguire le documentazioni applicando la seguente procedura: dal generale al particolare; dall’esterno all’interno; da destra verso sinistra, dal basso verso l’alto; per i soggetti umani dalla testa ai piedi. Nel caso di un oggetto che si vuole documentare, non limitarsi al close up, ma fare anche alcuni scatti che documentano la sua posizione all’interno della stanza (o in un qualsiasi altro ambiente). Nel breve documento che accompagna il DVD con i file immagine, verrà brevemente specificata la metodologia applicata.

4- Spesso è utile fare scatti con un riferimento metrico e cromatico, che permette di ricostruire con precisione le dimensioni e l’aspetto del soggettto. Non coprire parti del soggetto con i riferimenti metrici/cromatici, potrebbero contestarvi di aver nascosto un elemento importante. E’ opportuno fare prima uno scatto senza riferimento, subito dopo fare con  le stesse condizioni di illuminazione, uno scatto con riferimento metrico o cromatico. In alcuni casi può servire indicare il nord con una freccia appoggiata nella scena (tipico della fotografia archeologica).

5- Scattare in formato RAW, senza compressione ed alla massima qualità consentita dalla fotocamera. Utile l’opzione Raw  +  JPG,  più facile da visionare  per la committenza, in quanto il formato JPG non richiede un software di sviluppo, è più leggero e viene visualizzato e gestito più facilmente.

6- Usare impostazioni di macchina neutre, mai impostazioni come “più satura” dai colori falsati, o “ritratto”, che ha nitidezza e contrasto più attenuati. Occorre essere fedeli al termine documentazione fotografica e  riprodurre il soggetto con il massimo realismo consentito dal mezzo. Nella mia Nikon ad esempio imposto l’opzione “Neutral”.

7- Se nella documentazione fotografica vengono inserite anche delle copie modificate in post produzione (l’originale è sempre preservato),  per rendere maggiormente visibili alcuni elementi importanti di un soggetto, queste devono contenere nei metadati il Log del programma utilizzato per l’eleborazione con l’elenco delle modifiche operate sull’immgine. Ad esempio Photoshop permette di impostare un “History Log” (modifica-preferenze-generali-registro storie-entrambi) al quale aggiungerò un valore di hash (Hash MD5, oppure SHA1) per garantire l’integrità del file.  Nel documento che accompagna i file immagine verrà indicato anche il programma di sviluppo del file RAW originale.

8- Produrre un CD/DVD non riscrivibile con tutte le foto originali, anche quelle venute male e gli scatti sovra e sotto esposti. Non si cancella mai nulla. Insieme al CD/DVD verrà allegato un documento con  tutte le informazioni che non compaiono nei dati exif, come l’uso di fonti di illuminazione particolari e l’autore delle fotografie, compresi eventuali assistenti.  Fotografo, assistenti, tecnici di post-produzione, apporranno la loro firma in calce. Normalmente nei dati exif sono registrati marca e modello della fotocamera, l’ottica usata e le regolazioni (tempi e diaframmi), ma non compaiono, ad esempio, le ottiche particolari o di costruttori diversi da quello della fotocamera, quindi verranno aggiunte nel documento allegato. In ambiente giudiziario spesso viene usato anche il cosiddetto “photo log”, un elenco delle fotografie con il numero del file, una breve descrizione della scena e del soggetto, la loro posizione,  dati temporali, algoritmi Hash MD5 o SHA1, e quant’altro sia considerato rilevante.

9- Le fotografie devono essere numerate a partire da 0001.  Non eliminate mai una fotografia durante l’esecuzione della documentazione (neanche dopo), la fotografia venuta male si rifà, non si cancella.

L’insieme di tutti questi accorgimenti è una buona garanzia di autenticità della vostra documentazione fotografica. Ricordate sempre i limiti dei software di autenticazione di Nikon e Canon, violati nel 2010. Si veda, ad esempio,  il sito nikon.elcomsoft.com dove sono scaricabili delle immagini che risultano, purtroppo, autenticate se aperte con l’apposito programma di Nikon.

LINEE GUIDA DELL’EDITORIA SCIENTIFICA

Ho ricavato da internet le linee guida adottate da più riviste scientifiche, alle quali gli studiosi devono attenersi nel produrre immagini fotografiche delle loro ricerche, per una eventuale pubblicazione. Ne riporto un sunto,  con commenti personali. Tratto da: http://jcb.rupress.org/content/166/1/11.full#F1

-Le modifiche sono viste in generale di cattivo occhio, e con l’avvento e diffusione dei software di computer grafica, il clima di sospetto e le restrizioni sono alquanto aumentate rispetto al passato, quando si usavano solo pellicole.

-Le modifiche sono ammesse solo se non rendono invisibili degli elementi,  devono servire solo per evidenziare particolari comunque presenti nell’originale. Tollerato l’uso di interventi “lineari” (che coinvolgono tutti i pixel allo stesso modo) sulla luminosità e il contrasto, che sono ammessi per rendere più fruibile all’osservatore i vari elementi della fotografia, ma non devono mai “bruciare”  lo sfondo o rendere indistinguibili altri particolari. Sono viste di cattivo occhio soprattutto le modifiche “non lineari” e  selettive di una determinata area (ad es. modifiche del gamma o con strumenti di selezione di Photoshop). Si preferisce evidenziare chiaramente un’area isolata con frecce, cerchi tratteggiati o colorati, o colorazioni selettive dell’area, e l’operazione va comunque dichiarata, a scanso di equivoci, nei dati correlati all’immagine (ad esempio nelle didascalie).

-Vanno sempre allegate tutte le fotografie originali, non modificate.

-Vietatissimo rimuovere, oscurare, aggiungere, copiare particolari (anche se insignificanti) e se per esigenze grafiche utili alla comprensione della ricerca, si vuole unire nella stessa immagine più fotografie, l’operazione va evidenziata con  sottili linee bianche o nere nelle parti di giuntura.

-Ovviamente qualsiasi irrinunciabile modifica (anche minima), o collage, va esplicitamente dichiarata nelle didascalie o nella sezione “strumenti e metodo” della relazione, specificando anche quali software sono stati usati.

-Mai pulire lo sfondo da quelle che si ritengono imperfezioni, o sporcizia, potrebbero non esserlo. Chi osserva e giudica la ricerca deve avere a disposizione la realtà fotografica, anche se poco gradevole esteticamente. Si tratta di scienza, non foto di matrimonio.

Stranamente non ho trovato, alla data in cui scrivo questo testo, (marzo 2011), nessuna raccomandazione di usare il formato RAW o software di autenticazione, ma certamente dipende anche dal fatto che le fotocamere applicate ai microscopi, o altri strumenti scientifici, hanno caratteristiche particolari che potrebbero non consentire l’uso di questo utile strumento informatico.

COSA NE PENSA LA  ASSOCIATED PRESS.

Dal sito   http://www.ap.org/newsvalues/index.html   ho ricavato le regole adottate dalla Associated Press in merito alla pubblicazione di immagini e video.

In linea di massima c’è una grossa attenzione al controllo delle fonti che forniscono le immagini, per garantire l’autenticità del materiale. Non sono ammesse ricostruzioni in stage photography, se viene eseguito un ritratto in posa, con un minimo di allestimento e organizzazione, viene chiaramente indicato in una didascalia.

-Vietate manipolazioni o qualsiasi altro intervento che alteri il contenuto delle fotografie, vietato  aggiungere o cancellare un elemento con Photoshop (citato esplicitamente) o altro software analogo, i volti non possono essere oscurati, salvo in rare  eccezioni, per tutelare il soggetto o terze parti, previa autorizzazione dei vertici della AP (Editor of the day o Senior manager)  e segnalazione  nelle didascalie.  La possibilità in casi particolari di oscurare i volti è esplicitamente citata solo per i video, ma ritengo verosimile che tale circostanza sia valida implicitamente anche per le fotografie.  E’ tollerato l’uso di strumenti di clonazione e ritocco solo per cancellare polvere e graffi.

-Interventi minori con Photoshop sono accettati, come rifilare, schiarire o scurire l’immagine, conversione in B/N, normali interventi sul  colore (definiti “standard”), solo se mirati a rendere più chiara e fruibile l’immagine, o per renderla più aderente alla realtà. I cambiamenti eccessivi  nell’esposizione, contrasto, colore, e saturazione, che alterano troppo la scena, non sono ammessi.  Gli sfondi  non possono essere cancellati o sfuocati in post produzione, o comunque resi indistinti con la bruciatura dei toni o qualsiasi altro metodo.  Sono ammesse sfocature selettive di parti che offendono il pudore o la sensibilità dell’osservatore, con l’approvazione di un Departement Manager, e una chiara segnalazione (didascalia).

-Se devono essere fatti dei ritocchi per i quali si ha il dubbio che siano in contrasto con il codice della AP,  prima della pubblicazione devono essere autorizzati da un Senior  Photo Editor, così come nel caso di una fotografia fornita da una fonte esterna con delle alterazioni, ad esempio una faccia oscurata. La didascalia segnalerà esplicitamente la provenienza da fonte esterna.

-Anche per i video sono tollerati interventi standard per migliorare il bilanciamento del bianco, l’audio, ecc., a patto che queste correzioni non comportino la sottrazione, oscuramento di alcuni elementi,  o comunque alteri il contenuto, anche se solo di una parte, anche se riguardante solo un’ immagine.

-Nei video destinati al web e ai telegiornali, devono comparire titoli e logo.

-Le illustrazioni grafiche  (tipiche quelle per la TV) che comportano l’uso di più foto combinate, sono ammesse, anche se tecnicamente sono composte da ritagli e comunque da immagini alterate. In questo contesto, parte dello sfondo di una foto,  può essere rimosso per lasciare posto all’immagine del conduttore, del giornalista o della persona che ha a che fare con la notizia in quel momento,  e può essere combinata con il logo che rappresenta l’azienda rappresentata dal soggetto. I due elementi (personaggio e logo) possono essere applicati sopra uno sfondo neutro.  Questa composizione non deve comunque  distorcere i fatti e non deve sembrare una sola fotografia originale, si deve capire che è una composizione grafica. Allo stesso modo, quando alteriamo una foto per fare una composizione grafica sul web, si deve conservare il più possibile la sua integrità e mai distorcere il suo significato, limitando i cambiamenti alla rifilatura, mascheratura o aggiunta di alcuni elementi come i logo.

-I video per il web possono essere alterati per aggiungere informazioni con stile grafico, come titoli e logo, per aggiustare il tono dell’immagine e migliorare il suono, senza starvolgere il contenuto.  E’ permesso  mostrare foto panoramiche a 360° e dissolvenze, purchè non alterino le immagini originali


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