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Una premessa: quando si producono fotografie per un matrimonio non interessa a nessuno che il file sia georeferenziato (uso del GPS) o che sia autenticato tramite apposita impostazione del menù della fotocamera. Francamente si accetta il fatto che il fotografo in post produzione compia modifiche varie, anche l’eliminazione di particolari antiestetici. Al contrario, nel campo della fotografia giudiziaria, riveste particolare importanza garantire che il file immagine non sia stato modificato in nessun modo dopo lo scatto, è un dovere che si ha verso le parti in causa. Questo è un argomento piuttosto tecnico, di cui non si scrive mai nulla nelle riviste di settore, ma risulta determinante quando la fotografia è documentazione scientifica e prova giudiziaria. Nell’articolo già pubblicato in questo blog “Come rendere le vostre fotografie autenticate, sicure e inattaccabili”  ho proposto due strumenti: il GP1 (GPS) e il programma di autenticazione con chiavetta USB, entrambi di Nikon. Non sono pienamente soddisfatto nè dell’uno, nè dell’altro. Nel sito nikon.elcomsoft.com viene dichiarato che il programma di autenticazione è vulnerabile, ossia che è possibile rendere autenticata un’immagine non originale, anzi palesemente contraffatta, infatti ho personalmente scaricato due file immagine prodotti dai tecnici della Elcomsoft, palesemente contraffatti, e sono, purtroppo, risultati autenticati con il software Nikon da me acquistato.

Il programma di autenticazione di Nikon controlla il file e segnala l’avvenuta manipolazione, anche se si tratta di piccoli interventi sulla luminosità, ritagli minimi dell’immagine, o modifiche banali dei dati exif. Bisogna installare l’apposito software sul PC, sbloccarlo con una chiavetta USB fornita in dotazione, e con esso aprire i file fotografici contrasseganti come “autenticati” tramite impostazione del menù della fotocamera (operazione fatta ovviamente prima dello scatto). Sul monitor del PC si apre una schermata chiara e semplice che vi comunica subito se la fotografia è stata modificata o meno dopo lo scatto. Potete ben capire l’importanza di questo strumento, ossia poter dimostrare alle parti di un caso giudiziario (ma non solo) che la documentazione da voi eseguita, fornita tramite DVD o qualsiasi altro supporto, è sicuramente l’originale. Si tenga inoltre presente che nell’attività giudiziaria spesso la documentazione fotografica è un atto irripetibile, perchè inevitabilmente la scena del crimine viene profondamente cambiata dopo le operazioni di sopralluogo. Il fatto di garantire alle parti in causa che nessuno ha messo le mani e modificato la documentazione fotografica, unica memoria storica dell’evento, riveste particolare importanza e il programma di autenticazione sarebbe preziosissimo … se fosse davvero sicuro. Ma è ormai certo che anche un’immagine autenticata può essere modificata e apparire allo stesso tempo pura e intonsa, come l’originale. La notizia della violazione del programma risale al  2010, così almeno si legge sul sito della Elcomsoft.

Per quanto riguarda il GPS, rilevo che è un pò limitato, al chiuso fa molta fatica ad agganciare il satellite e questo è un problema quando si fotografa in un laboratorio, un ufficio giudiziario, o nello studio di un avvocato, perché non ci si può giovare dei preziosi dati UTC (Universal Time Code) con data ed ora (non quelli inseriti arbitrariamente dal fotografo, ma quelli trasferiti dal satellite), oltre alla posizione geografica.

L’autenticazione dello scatto fotografico, se funzionasse bene, eviterebbe lunghe e dispendiose contestazioni, con perizie, controperizie e conseguenti perdite di tempo e denaro. Ovviamente tutto quello che è accaduto prima dello scatto non rientra nelle prerogative di questo strumento. Il software non può stabilire se è stato fotografato un sosia, o se la scena è stata organizzata nei minimi dettagli (stage photography). Ci sono altri metodi per evitare questo genere di contestazioni e ne parlo sempre nell’articolo “Come rendere le vostre fotografie autenticate, sicure e inattaccabili”.

Non si può rinunciare ad un’arma così preziosa. Pensate a quante volte una fotografia o una video ripresa hanno fatto la storia o sono stati determinanti in un processo. Il sistema di autenticazione, sia di Canon che di Nikon, dovrebbe liberare il campo da qualsiasi sospetto sull’originalità, affinché nessuno possa dire che si tratta di un fotomontaggio o che data ed ora sono false. Io stesso ho contattato Canon Italia e Nital per avere informazioni in merito, e sono stato informato da Canon Italia (il 20 aprile 2012) che il suo sistema di autenticazione semplicemente non è più commercializzato, se si escudono le copie rimaste presumibilmente in alcuni negozi. Il negoziante che mi ha venduto il software di Nikon, Foto De Angelis di Ancona, si è dimostrato attento e disponibile, e durante la sua visita al Photo Show di Roma, terminato il 2 aprile u.s., ha avuto modo di parlare della violazione con i tecnici Nikon e mi ha poi cortesemente richiamato sul cellulare. E’ emerso che Nikon ha ben presente il problema, ma che al momento non è stato risolto e comunque considera confermata la validità del software come “primo livello di sicurezza”, forse intendendo che anche altri metodi e comportamenti concorrono alla certificazione dello scatto, come ho scritto nel mio articolo sulla certificazione delle fotografie.

Credo che il problema dell’autenticazione non risieda solo nella produzione di un software più potente, occorre un qualcosa di diverso, un metodo, un’astuzia nella procedura, nei vari passaggi che iniziano dopo lo scatto con l’assegnazione di un algoritmo e via dicendo, che renda impossibile aggirare il sistema e in ultimo ingannarlo. Ho già sensibilizzato sull’argomento un paio di tecnici informatici. Chi arriva a trovare la soluzione, avrà davvero contribuito alla credibilità del fotogiornalismo e delle innumerevoli fotografie scatate dalla polizia scientifica di tutto il mondo. La sfida è aperta a tutti.


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